L’attesa per Metroid Prime 4: Beyond è stata talmente lunga da trasformarsi quasi in leggenda. Anni di silenzi, ripartenze, voci. E forse è anche per questo che il gioco, fin dai primi minuti, sembra voler dire una cosa molto chiara: questa volta si parte in modo diverso.
L’apertura è spettacolare, rumorosa, affollata. Samus entra in scena in mezzo a uno scontro su larga scala, con soldati della Federazione, armi pesanti e un ritmo che ricorda più certi sparatutto moderni che il silenzio inquietante tipico della serie. È una dichiarazione d’intenti che spiazza, ma non tradisce del tutto: più che un cambio di identità, è un tentativo di allargare il perimetro.
E da qui nasce il cuore del gioco: Beyond è diviso tra ciò che sa fare benissimo e ciò che prova a fare per la prima volta, con risultati alterni.
Un pianeta morente e una missione ambigua
Dopo il caos iniziale, Samus si ritrova su Viewros, un mondo ormai svuotato della sua civiltà. I Lamorn non ci sono più, ma hanno lasciato tracce, memorie, tecnologie. Il filo narrativo è malinconico nel modo giusto: non si tratta di salvare qualcuno, ma di preservare ciò che resta, di portare altrove un’eredità che altrimenti andrebbe perduta.
È una storia meno epica e più sommessa di quanto sembri all’inizio, e funziona proprio quando smette di spiegare troppo e lascia parlare ambienti, rovine e registrazioni. Qui Prime 4 ritrova una delle sue anime migliori: quella che racconta attraverso lo spazio, non attraverso i dialoghi.
Nuove abilità, vecchie sensazioni
Le nuove capacità legate alla tecnologia psichica dei Lamorn si inseriscono nel classico loop di esplorazione, ma con qualche frizione. L’idea di manipolare colpi e oggetti a distanza è interessante, ma l’esecuzione non sempre è fluida: alcune azioni richiedono troppi passaggi e spezzano il ritmo.
Con il tempo ci si abitua, certo, ma resta la sensazione che si sarebbe potuto semplificare senza perdere profondità.
Discorso simile per il veicolo che permette di attraversare le grandi distanze del pianeta. All’inizio sembra superfluo, poi migliora, poi diventa quasi necessario. Ma il mondo che attraversa è spesso troppo vuoto per giustificarne davvero l’estensione.
Più persone, meno solitudine (ma non troppo)
Una delle scelte più evidenti di Beyond è la maggiore presenza di personaggi. Soldati, alleati, comunicazioni radio. Samus resta muta, come sempre, e questo crea un contrasto curioso: il mondo parla molto più di lei.
Per fortuna, quando il gioco si apre davvero e ti lascia esplorare le aree principali, la solitudine torna a farsi sentire. Alcune zone sono tra le migliori dell’intera serie: fredde, ostili, silenziose, cariche di una tensione sottile che non ha bisogno di nemici costanti per funzionare.
Le sezioni più orientate al combattimento di squadra spezzano il ritmo, a volte in modo efficace, altre un po’ forzato. Non rovinano l’esperienza, ma non sono ciò che resta impresso.
Esplorazione e combattimento: qui si va sul sicuro
Quando Metroid Prime 4 smette di sperimentare e torna alle basi, è semplicemente eccellente. L’esplorazione è intelligente, leggibile, piena di segreti che non urlano “sono qui”. Scoprire un passaggio nascosto o tornare in un’area con una nuova abilità resta uno dei piaceri più puri del gioco.
Il combattimento è fluido, preciso, soddisfacente. I boss sono ispirati, visivamente disturbanti al punto giusto, e sfruttano bene le meccaniche senza trasformarsi in esercizi di memoria. È in questi momenti che il gioco sembra dire: sì, questo è ancora Metroid Prime.
Qualche scelta discutibile
Non tutto fila liscio. Alcune sezioni obbligano a lunghe traversate senza reali stimoli, e l’assenza di un sistema di spostamento rapido si fa sentire. Anche il sistema di salvataggio, soprattutto verso la fine, può creare frustrazione se non si è previdenti.
Sono quelle scelte che non rovinano il viaggio, ma lo rendono più spigoloso di quanto dovrebbe essere.
Tirando le somme
Metroid Prime 4: Beyond è un gioco che porta addosso il peso della sua storia produttiva. A volte sembra voler recuperare idee di un’altra epoca, altre volte riesce a fondere passato e presente con grande eleganza.
Non è perfetto, non è sempre coerente, ma quando colpisce, colpisce forte. E soprattutto dimostra che la serie ha ancora qualcosa da dire, anche se non sempre sa come dirlo nel modo migliore.
È un ritorno atteso, imperfetto, ma sincero.
E in fondo, per Samus, tornare a casa non è mai stato semplice.
VOTO: 8.7




