Guardando alle serie che arriveranno nel 2026, la sensazione è abbastanza chiara: le vere novità non sono i titoli, ma il modo in cui la serialità sta riorganizzando il proprio passato. Più che inventare mondi nuovi, il prossimo anno sembra voler ripensare quelli che già conosciamo, spostarli di lato, farli crescere, o semplicemente metterli alla prova.

È un 2026 fatto di ritorni, espansioni, riletture. Non necessariamente una cosa negativa, ma sicuramente un segnale dei tempi.

Blade Runner 2099

Dopo anni di rinvii, sembra finalmente arrivato il momento di tornare in quel futuro sporco e malinconico che il cinema ci ha insegnato a guardare più come uno stato d’animo che come un luogo. Ambientata diversi decenni dopo 2049, la serie promette di allargare ancora la timeline e di interrogarsi, di nuovo, su cosa significhi essere umani quando il mondo attorno ha già perso ogni equilibrio.

Il rischio è enorme, ma lo è sempre stato ogni tentativo di continuare Blade Runner. Ed è anche per questo che resta una delle scommesse più intriganti del 2026.

Scrubs

Qui il discorso è diverso: non si tratta di reinventare, ma di tornare. Stessi personaggi, stessi corridoi, ma un presente completamente cambiato. Il contesto sanitario post-pandemico, il burnout cronico, le nuove generazioni di medici cresciute a social e algoritmi sono materiale narrativo potente, se usato bene.

La vera domanda non è se farà ridere, ma se riuscirà a parlare del presente senza rifugiarsi solo nel comfort.

A Knight of the Seven Kingdoms

Dopo anni di prequel carichi di tragedia e destino, questo ritorno a Westeros promette un tono più leggero, più avventuroso. Un mondo meno apocalittico, ma già pieno di tensioni. Se riuscirà a raccontare un’epoca più “piccola” senza perdere spessore, potrebbe diventare una delle serie più sorprendenti dell’anno.

Non tutto deve essere sempre la fine del mondo.

Star Trek: Starfleet Academy

Qui il franchise prova a guardare in avanti non tanto nello spazio, quanto nelle generazioni. Un’accademia, giovani cadetti, un’utopia da ricostruire dopo un secolo di crisi. È un cambio di prospettiva interessante: meno esplorazione episodica, più crescita, più confronto con l’idea stessa di futuro.

Funzionerà solo se saprà evitare di sembrare una versione scolastica di Star Trek.

The Boroughs e Something Very Bad Is Going to Happen

I nuovi progetti dei Duffer Brothers segnano chiaramente un “dopo”. Non una ripetizione, ma una dispersione del loro DNA narrativo in direzioni diverse: una storia corale con protagonisti anziani e una minaccia che riguarda il tempo stesso; dall’altra un racconto più intimo, claustrofobico, costruito sull’attesa di qualcosa che deve andare storto.

È interessante vedere come gli stessi autori provino a parlare a pubblici diversi senza ripetersi.

I sette quadranti di Agatha Christie

Il ritorno di Agatha Christie in versione seriale punta su un classico meno inflazionato e su un tono che potrebbe diventare puro comfort crime internazionale. Se ben calibrata, potrebbe essere una di quelle serie che non fanno rumore, ma restano.

A volte è tutto quello che serve.

Nord Sud Ovest Est – Stagione 2

Più che un revival, un secondo capitolo che racconta cosa succede dopo l’esplosione. Il passaggio dalla promessa al fenomeno, con tutto il peso che questo comporta. Se continuerà a evitare la trappola della celebrazione fine a sé stessa, potrebbe restare uno dei ritratti più onesti della musica pop italiana recente.

Vought Rising

Qui il franchise fa un passo indietro nel tempo per allargarsi in avanti. Raccontare l’origine del mito supereroistico come costruzione politica e commerciale è un’operazione che può aggiungere profondità a The Boys, se non diventa solo espansione automatica.

World-building sì, ma con criterio.

Stuart Fails To Save the Universe

Un’idea che sembra uscita direttamente dalla testa dei personaggi originali: multiverso, disastri cosmici, fumetteria e scienza fuori controllo. È il primo vero tentativo di portare quel mondo in territori più esplicitamente fantascientifici. Curiosità ce n’è, resta da capire se saprà reggere oltre il concept.

Tirando le somme

Il 2026 non sembra l’anno delle grandi rotture, ma quello delle riconfigurazioni. Serie che tornano, mondi che si espandono, universi che cercano nuovi equilibri. Non tutto funzionerà, ovviamente. Ma il panorama è abbastanza ricco da permettere scelte, non solo consumo automatico.

E forse, in questo momento storico, è già qualcosa.

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