Il 2025 non è stato un anno semplice da raccontare.
Non perché siano mancati i giochi, ma perché non tutti hanno pesato allo stesso modo. Alcuni titoli sono usciti e si sono consumati in fretta, altri hanno continuato a crescere col tempo, altri ancora hanno diviso, discusso, infastidito. E poi ci sono quelli che, volenti o nolenti, hanno dominato il discorso.
Questa non è una classifica matematica.
È una lettura editoriale di cosa ha contato davvero nel 2025, tenendo insieme:
- giochi usciti quest’anno
- e giochi che nel 2025 sono diventati centrali, anche se nati prima
5 – Prince of Persia: The Lost Crown
Il gioco che il 2025 ha deciso di rivalutare
Uscito nel 2024, The Lost Crown è diventato nel 2025 un piccolo caso editoriale. Non per clamore, ma per passaparola.
Con il tempo dalla sua parte, è emerso per quello che è davvero: un metroidvania progettato con una cura quasi fuori moda, preciso, elegante, mai sopra le righe.
Nel 2025 non ha dominato le vendite, ma ha dominato le conversazioni tardive, quelle fatte senza hype e senza dover dimostrare nulla. Ed è spesso lì che si capisce il vero valore di un gioco.
4 – Astro Bot
La gioia pura, senza bisogno di giustificazioni
In un anno spesso carico di sistemi complessi, ambizioni enormi e discorsi serissimi, Astro Bot ha fatto una cosa semplice: divertire senza cinismo.
Ed è stato premiato ovunque.
Nel 2025 è diventato il simbolo di un’idea quasi dimenticata: un videogioco può essere profondo anche quando è leggero, memorabile anche quando non vuole “dire qualcosa a tutti i costi”.
Un gioco che non ha avuto bisogno di difese né di spiegazioni.
3 – Death Stranding 2
Il gioco che ha diviso, di nuovo, e proprio per questo era inevitabile
Nel 2025 Death Stranding 2 non poteva non esserci.
Non perché fosse perfetto, ma perché è stato impossibile ignorarlo.
Hideo Kojima ha scelto di non addolcire nulla: ritmo dilatato, scelte autoriali fortissime, un mondo che chiede tempo e pazienza. Per qualcuno è stato un viaggio potente, per altri un muro invalicabile.
Ma nel 2025, pochi giochi hanno avuto il coraggio di restare così fedeli a se stessi, anche a costo di perdere una parte del pubblico.
E questo, nel bene e nel male, lo rende uno dei titoli simbolo dell’anno.
2 – Kingdom Come: Deliverance II
Il seguito che ha avuto il coraggio di non semplificare nulla
Nel 2025 Kingdom Come: Deliverance II è stato uno di quei giochi che non hanno chiesto permesso.
Ha preso tutto ciò che rendeva il primo capitolo scomodo, ostico e divisivo — realismo estremo, ritmo lento, sistemi complessi — e lo ha raffinato senza addomesticarlo.
Non è un RPG che cerca di piacere a tutti, e non ha mai finto di esserlo. Combattimenti impegnativi, progressione credibile, un mondo che non gira attorno al giocatore ma continua a esistere anche quando non sei al centro della scena. Nel 2025, mentre molti titoli cercavano scorciatoie per essere più accessibili, Deliverance II ha scelto la strada opposta: fidarsi dell’intelligenza e della pazienza di chi gioca.
È stato discusso, criticato, difeso con passione.
Ed è proprio questo il punto: nel 2025 è stato uno dei pochi giochi capaci di generare un rapporto autentico, fatto di frustrazione, immersione e soddisfazione reale. Non sempre piacevole, ma coerente fino in fondo.
1 – Elden Ring: Shadow of the Erdtree
Il centro simbolico del 2025 (anche se uscito nel 2024)
Sì, Shadow of the Erdtree è uscito nel 2024.
Ed è proprio per questo che la sua presenza qui va spiegata, non data per scontata.
Nel corso del 2025 è diventato il vero punto di riferimento: ha dominato premi, discussioni, streaming e analisi critiche ben oltre la finestra di lancio. Non ha semplificato nulla, non ha guidato per mano, non ha cercato nuovi giocatori: ha approfondito un mondo già enorme, rendendolo più denso invece che più largo.
Nel 2025, nessun altro titolo è riuscito a essere così presente senza mai scendere a compromessi, indipendentemente dall’anno scritto sulla confezione.
E il GOTY 2025? Parliamone
Il GOTY ufficiale del 2025, Clair Obscur: Expedition 33, merita una menzione a parte.
Un gioco fortissimo, riconoscibilissimo, celebrato ovunque e spesso raccontato come la grande vittoria dell’indie.
Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito: Clair Obscur è stato definito indie più per narrazione mediatica che per reale scala produttiva. Dietro c’è un budget importante, una struttura solida, un’ambizione che lo colloca molto più vicino a un AA di lusso che a un progetto minuscolo.
Non è stato escluso perché non all’altezza.
È stato escluso perché il suo posto nel 2025 è già scolpito nei premi.
Questa classifica guarda invece a chi ha dominato il discorso nel tempo, non solo al momento della consacrazione.
Guardando indietro al 2025
Se c’è una cosa che questo anno ci ha insegnato è che l’impatto non coincide più con la data di uscita.
I giochi che hanno davvero contato nel 2025 sono quelli che:
- hanno continuato a far parlare di sé
- hanno diviso
- hanno resistito al tempo breve dell’hype
Non tutti erano nuovi.
Non tutti erano perfetti.
Ma tutti, a modo loro, sono rimasti.
Ed è forse questo il modo più onesto di raccontare un anno videoludico oggi.




